lunedì 18 giugno 2012

La libertà


"La libertà"   
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.


Agli amici...tutti....

domenica 17 giugno 2012

zia anna scrive...


Deodoranti e cancro al seno...




Sali di alluminio, alluminio cloridrato e tutta una serie di sostanze contenute nei deodoranti e non solo (...bagno schiuma,detergenti,profumi, profumi per interni e chi più ne ha più ne metta) SONO RISULTATI ESSERE CANCEROGENI.


Vi invio una pubblicazione illuminante su deodoranti e cancro al seno.


Quello che trovo sconcertante è che gesti quotidiani come il lavarsi e l'usare i deodoranti nascondano insidie ben precise; ma ciò che ancor più allarmante è che non esiste un'adeguata informazione su tali rischi, il mercato potrebbe subirne logiche conseguenze. Quale donna, sapendo tutto questo, continuerebbe ad utilizzare deodoranti all'Alluminio o a farsi il bagno con detergenti pieni di parabeni?
Infatti, le statistiche parlano di un netto incremento nella commercializzazione di prodotti sullo stile erboristico e affini...parlo di stile in quanto tanti, anche in questo campo, sono i surrogati nonchè le imitazioni, sulla scia della tendenza in atto.
Comunque, attenzione, perchè anche i prodotti erboristici contengono queste sostanze...infatti diciamo che tali elementi sono alla base della maggiore efficacia dei prodotti in questione.


Sia chiaro che questo non è un invito al boicottaggio, ma alla riflessione oltre che alla lettura sistematica delle etichette, sempre nella speranza che tutto venga riportato come di legge.
Poi, ognuno è libero di decidere cosa fare...io ho comprato gli ingredienti per fare il "deodorante fai da te"...poi vi dico.

Stefano dice sempre che "L'omo pe' esse' omo a da puzza'" .... ma a questo punto oserei dire anche la donna per "essere" (rimanere in vita) donna deve preferire il greve profumo del proprio sudore.

Qualcun'altro ha giustamente detto: "Meglio essere puzzolenti che malati."


Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli

Corso di aggiornamento
Deodoranti e cancro al seno
Loredana Gambardella e Lidia Sautebin, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II
Secondo uno studio condotto dall’Università di Reading (Regno Unito) e pubblicato nel gennaio 2004 sul Journal of Applied Toxicology (Darbre P.D. et al.), alcune sostanze chimiche contenute nei deodoranti, come ad esempio i “Parabeni”, potrebbero favorire l’insorgenza di tumori al seno.
parabeni sono esteri dell’acido para-idrossi benzoico e vengono impiegati per la conservazione dei prodotti cosmetici (Elder et al., 1984). Rappresentano, in particolare, le sostanze maggiormente presenti nei prodotti per l’igiene del corpo in quanto sono considerati tra i più efficaci agenti antimicrobici, attività che aumenta all’aumentare della lunghezza della loro catena esterea (Murrel et al., 1950). Il loro ampio utilizzo, inoltre, è dovuto al fatto che sono considerati, ormai da anni, composti innocui, ben tollerati dalla pelle e soprattutto attivi a basse concentrazioni (< 1%) (Elder et al. 1984).
L’allarme sulla loro potenziale pericolosità è stato diffuso in quanto i risultati dello studio condotto dall’Università di Reading hanno evidenziato che dei 20 campioni prelevati da donne con tumore al seno ed esaminati, ben 18 presentavano elevate tracce di parabeni, in particolare metilparabeni. Inoltre in quattro dei venti campioni la concentrazione totale di parabeni era di circa due volte superiore ai valori medi ritrovati nelle venti pazienti. Il loro potere cancerogeno deriva, come affermato da questo studio, dalla capacità dei parabeni di comportarsi come gli estrogeni (Routledge et al., 1998, Byford et al., 2002; Darbre et al., 2002, 2003), ormoni che le donne producono naturalmente dalla pubertà alla menopausa e che, assunti in grande quantità, potrebbero facilitare la proliferazione delle cellule tumorali. In particolare i parabeni oltre che legarsi ai recettori degli estrogeni sono anche in grado di regolare l’espressione dei geni (es. pS2) che mediano l’attività estrogenica (Byford et al., 2002).
Il possibile legame tra l’utilizzo dei deodoranti e l’insorgenza di cancro al seno sembrerebbe, inoltre, riconducibile al fatto che i parabeni ritrovati nei campioni esaminati si presentano in forma esterea e non sotto forma di metaboliti, indicando che la loro penetrazione nell’organismo non è avvenuta per assunzione orale (Darbre et al., 2003, 2004). Inoltre poichè uno dei modi utilizzati dall’organismo per eliminare i prodotti tossici è la “traspirazione”, i deodoranti impedendo, in parte questo fenomeno ridurrebbero l’eliminazione delle tossine attraverso le ascelle. Ciò provocherebbe, con il tempo, un loro accumulo a livello delle ghiandole linfatiche presenti sotto il braccio e quindi un primo passo verso la formazione di cellule cancerose (Darbre et al., 2003). Tutto ciò è anche confermato da osservazioni cliniche, pubblicate nell’arco di 10 anni, che mostrano che la maggior parte dei tumori si sviluppa a livello del margine superiore esterno del seno, cioè in corrispondenza della zona in cui viene maggiormente applicato il deodorante (Haagensen et al., 1971).
Anche se la maggior parte degli studi hanno evidenziato che i parabeni non sono mutageni (Elder et al., 1984), alcuni hanno dimostrato, invece, che essi possono provocare alterazioni cromosomiche (Ishidate et al., 1978) ed in particolare è stato osservato che la somministrazione sottocutanea di metilparabeni è causa dell’insorgenza di adenocarcinomi mammari nei ratti (Mason et al., 1971).
E’ stato mostrato, inoltre, che i parabeni sono anche in grado di distruggere la funzionalità cellulare mediante l’inibizione della secrezione di enzimi lisosomiali (Bairati et al., 1994).
Altri studi hanno, inoltre, evidenziato che la maggior parte del deodorante applicato rimane intrappolato nei peli ascellari. Questo suggerisce, dunque, che i deodoranti non dovrebbero mai essere utilizzati subito dopo la depilazione in quanto i parabeni potrebbero facilmente penetrare nel corpo attraverso microscopiche lesioni originatesi dalla rasatura (Darbre et al., 2003).
Comunque, in realtà il legame diretto tra parabeni e cancro è ancora solo un’ipotesi che dovrebbe essere confermata da studi epidemiologici a lungo termine e soprattutto condotti su un maggior numero di campioni. Occorre anche dimostrare la presenza di basse concentrazioni di parabeni nelle donne che non usano deodoranti o la presenza di questi composti anche nei tessuti di seno sano (Darbre et al., 2004). Se, infatti, si trovassero analoghi livelli di parabeni anche nei tessuti sani di donne che usano regolarmente i deodoranti sarebbe possibile escludere un legame tra l’insorgenza del cancro e l’uso di questi prodotti. Bisogna, però, anche sottolineare il fatto che ritrovare tracce di essi nei tessuti tumorali non avrebbe, comunque, alcun significato se i livelli raggiunti non risultassero essere sufficienti ad indurre conseguenze biologiche.
Sono stati, inoltre, sollevati dei dubbi sul processo di assorbimento “diretto” dei parabeni attraverso la pelle in quanto l’epidermide è in grado di metabolizzare, almeno in parte, le sostanze con cui viene a contatto, motivo per cui qualsiasi loro traccia, penetrata nella cute, dovrebbe essere degradata dalle cellule epidermiche in sostanze innocue (Darbre et al., 2003). Alcuni studi condotti successivamente su animali hanno, però, dimostrato che i parabeni possono essere rapidamente assorbiti attraverso la pelle (Whitworth et al., 1973; Fischmeister et al., 1975; Komatsu et al., 1979) a causa della presenza nei deodoranti di sostanze che facilitano la penetrazione del prodotto nell’organismo (Kitagawa et al., 1997) e anche perché nella pelle e nei tessuti adiposi sottocutanei sono presenti sostanze, in particolare carbossilesterasi, che favoriscono l’idrolisi dei parabeni ad acido p-idrossibenzoico che viene più facilmente assorbito (Lobemeier et al., 1996; Bando et al., 1997). Essi, inoltre, vengono rapidamente assorbiti anche dal tratto gastrointestinale, idrolizzati ad acido p-idrossibenzoico, coniugati ed infine rapidamente escreti con l’urina (Jones et al., 1957; Heim et al., 1957; Tsukamoto et al., 1960, 1962, 1964; Derache et al., 1963; Philips et al. ,1978; Kiwadw et al., 1979).
Oltre ai parabeni altri due composti, presenti nella maggior parte dei deodoranti sono ritenuti responsabili di causare alcuni problemi per la salute (morbo di Alzheimer, cancro al seno, granulomi e patologie del SNC): l’alluminio e lo zirconio (Laden et al, 1988; Exley et al., 1998). Ciò sembra essere collegato al fatto che questi composti sono normalmente presenti in elevate concentrazioni nei prodotti per l’igiene del corpo, in effetti:
  • il cloridrato di alluminio è permesso a concentrazioni fino al 25% (Flick et al., 1989);
  • il cloruro di alluminio fino al 15% (Flick et al., 1989);
  • il cloridrato di alluminio-zirconio fino al 20% (Flick et al., 1989);
In particolare è stato osservato che alcuni sali, quali il cloruro ed il cloridrato di alluminio o i sali di zirconio (zirconio idrati) sono in grado di ostruire i canali sudoripari ed inibire, quindi, il normale processo di traspirazione (Darbre et al., 2003). Inoltre, a causa delle loro piccole dimensioni questi composti vengono facilmente assorbiti e potrebbero, con il tempo, accumularsi nell’organismo, attaccare e danneggiare il DNA e la sua capacità di autoripararsi. In particolare essi sono in grado di indurre alterazioni dei geni BRCA-1 e BRCA-2 che sono responsabili della riparazione del DNA, cioè agiscono come geni “tumour-suppressor” (Hilakivi-Clarke et al., 2002). L’azione cancerogena è supportata anche dalla capacità di questi composti di interferire con i processi che regolano la crescita cellulare; in particolare è stato osservato che l’alluminio è anche in grado di modulare la topologia del DNA inducendo cambiamenti nelle triplette CCG-12 (Latha et al., 2002).
Nel 2003 un altro studio ha ipotizzato possibili meccanismi responsabili dell’insorgenza di cancro al seno (Darbre et al., 2003). E’ possibile, infatti, che essi agiscano non solo bloccando i condotti del sudore ma anche rendendo impraticabili i condotti adiacenti al seno, dando così luogo alla formazione di cisti. La carcinogenesi del seno può, inoltre, essere il risultato di una combinazione di costituenti chimici presenti negli antitraspiranti (fitoestrogeni, xenoestrogeni, estrogeni fisiologici o farmacologici) che prima danneggiano le cellule e poi ne promuovono la proliferazione. Tutto questo ha come conseguenza l’insorgenza di tumore benigno o maligno al seno.Occore, però, anche ricordare che nel 2002 è stato pubblicato uno studio epidemiologico (Mirick et al., 2002) che non ha riscontrato alcuna associazione tra l’utilizzo dei deodoranti e la comparsa di cancro al seno.
Occorre, però, anche ricordare che nel 2002 è stato pubblicato uno studio epidemiologico (Mirick et al., 2002) che non ha riscontrato alcuna associazione tra l’utilizzo dei deodoranti e la comparsa di cancro al seno.
Infine è importante sottolineare che nonostante le sostanze contenute nei deodoranti rispondano alle linee guida sulla sicurezza dei farmaci (Laden et al., 1988) esse non presentano sul contenitore indicazioni riguardo alla quantità da utilizzare o alla frequenza delle applicazioni, come invece accade per i prodotti farmaceutici. Questo fa si che si pensi, erroneamente, che tali prodotti possano essere usati in quantità illimitate e ad elevata frequenza senza invece neppure lontanamente immaginare che un prodotto che all’apparenza sembra cosi’ innocuo potrebbe essere dannoso per la salute. Sarebbe, quindi, opportuna una valutazione retrospettiva sugli effetti a lungo termine dei deodoranti sulla popolazione.
Un altro aspetto importante da considerare è rappresentato dalla regolamentazione in Australia dei prodotti contenenti i parabeni, in quanto l’Australia possiede uno dei più restrittivi sistemi regolatori al mondo riguardo ai prodotti cosmetici, tra cui i deodoranti (Australian Government, Department of Health and Ageing). In particolare il programma regolatorio in materia di cosmetici è il “National Industrial Chemicals Notification and Assessment Scheme" (NICNAS) che è un sistema elaborato nel 1989 che si occupa:
  • del controllo dell’introduzione in commercio dei prodotti chimici (es. tinture, solventi, plastica, ecc);
  • della divulgazione nei luoghi di lavoro della pericolosità dei prodotti chimici;
L’obiettivo del NICNAS è dunque, quello di offrire tutte le informazioni su questi prodotti in modo da proteggere gli operatori del settore, il pubblico e l’ambiente dai loro effetti nocivi. In particolare, per garantire l’utilizzo di prodotti efficaci, ma soprattutto sicuri, in Australia sono stati stabiliti, mediante la Legge sulle Pratiche Commerciali del 1974, alcuni requisiti obbligatori per quanto riguarda l’etichettatura dei prodotti cosmetici. Secondo tale provvedimento è obbligatorio riportare sull’etichetta l’elenco degli ingredienti del prodotto in ordine decrescente di peso o di volume, in modo da facilitare, così, l’identificazione da parte dei consumatori degli ingredienti ai quali possono essere allergici o che possono provocare l’insorgenza di reazioni avverse. Le etichette devono anche riportare, quando è possibile, i pericoli specifici provocati dai vari ingredienti o da loro combinazioni. E’ in particolare obbligatorio riportate tali pericoli quando il componente chimico utilizzato è presente nel ”Standard for the Uniform Scheduling of Drugs and Poisons” (SUSDP), elenco di sostanze ritenute dal governo Australiano pericolose per la salute, come ad esempio i parabeni (Australian Government, Department of Health and Ageing).
BIBLIOGRAFIA
  1. Australian Government, department of Health and Ageing.
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  4. Byford J.R., Shaw L.E., Drew M.G.B., Pope G.S., Sauer M.J., Darbre P.D. (2002); Oestrogenic activity of parabens in MCF7 human breast cancer cells. Journal Steroid Biochem. Mol. Biol. 80: 49-60.
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  8. Darbre P.D., Byford J.R., Shaw L.E., Hall S., Coldham N.G., Pope G.S., Sauer M.J. (2003). Oestrogenic activity of benzylparaben. Journal Appl. Toxicol. 23: 43-51.
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  32. Whitworth C.W., Jun H.W. (1973). Influence of polysorbate 20 and sodium cholate on uptake of p-hydroxybenzoate by the frog Rana pipiens. J. Pharm. Sci. 62: 1890-1891.

Cosmetovigilanza - Corso di aggiornamento


martedì 5 giugno 2012


C’è una foto  a cui tengo molto; è una foto di vecchia data che ritrae mamma e Stefano. Fu scattata da papà in un pomeriggio di fine luglio del 1976 a Vulcano, più precisamente a Capogrillo, un punto molto panoramico da cui è possibile in giornate molto chiare, vedere tutte le isole Eolie stendersi ai propri piedi.
Mamma è seduta su un masso, in posa elegante come era suo modo, un raggio di sole la illumina in parte e  dietro di lei c’è Stefano, otto anni, che le tiene la mano che lei ha appoggiato sulla sua spalla. Insieme guardano l’orizzonte davanti loro. E’ una bellissima foto che ha il potere di farmi tornare indietro a quei tempi, di farmi sentire di nuovo quel calore che ora non sento più; parte della mia famiglia, della mia storia che ora non sono più con me, ma so comunque insieme.  Stefano e mamma, la nostra meravigliosa mamma, dolce, comprensiva ma ferma quando era necessario, sempre aperta al  dialogo anche (soprattutto) con noi figli, amica, la mia più cara amica. E’ stata per tutti e due una guida fantastica nell’accompagnarci alla vita. Stefano è la persona che tutti conoscete grazie a lei e alle cose che ci diceva.  
Nella compostezza e dignità che Stefano ha avuto nell’affrontare la sua malattia ho rivisto mamma. Anche lei, come lui si era esposta in prima persona; nessun intermediario tre lei e i medici, anche lei non voleva nessuna pietà  e compatimento dagli altri. Una grande compostezza e dignità fino all’ultimo. E’ stata lei che ci ha fatto sapere che la morte non è fine ma inizio, e probabilmente anche questo ha aiutato Stefano nel suo percorso.
Questo è il blog di Stefano ma mi è sembrato giusto dedicare due righe anche a chi l’ha messo al mondo, cresciuto e reso la persona che tutti voi avete conosciuto e amato.
E Stefano sono sicura, lo apprezzerà.
Voglio dirvi solo un’ultima cosa:
Non abbiate paura della morte e non piangete per chi non c’è più. La vera vita è dall’altra parte, una vita vera, piena e molto più consapevole di quella che stiamo vivendo. Chi è già andato, non s’è andato veramente; aprite il vostro cuore, la mente, e li potrete ancora sentire. Sono sempre accanto a voi, e sono felici, ricordatevelo. E un giorno saremo di nuovo insieme a chi ora non c’è più.
Un abbraccio a tutti

Marina e papà (che ha voluto che venisse pubblicata questa foto)



"Mamma, se tu piangi e ti disperi pensando che papà non è più con noi, lo tradisci..."
Sara Marcella Pirani

Infondo l'idea di continuare il blog, per onor del vero, è di Sara e della forza che ha ereditato da suo padre.
Antonella


venerdì 1 giugno 2012

E così abbiamo fatto il pane...

"Ingerendo zucchero o farine bianche, che fanno salire rapidamente il tasso di glucosio nel sangue e per questo vengono definiti ad -alto indice glicemico-, l'organismo libera subito una dose di insulina che permette al glucosio di penetrare nelle cellule. Alla secrezione di insulina si accompagna il rilascio di un'altra molecola detta IGF (Insulin -like Growth factor I) che ha la proprietà di stimolare la crescita cellulare. In parole povere lo zucchero nutre e fa crescere in fretta i tessuti. Parallelamente, insulina e IGF hanno in comune l'effetto di dare una sferzata ai fattori d'infiammazione, i quali a loro volta fungono da fertilizzanti per i tumori. Oggi sappiamo anche che i picchi di insulina e la secrezione di IGF stimolano direttamente non solo la cerscita delle cellule tumorali, ma anche la loro capacità di invadere tessuti vicini..."


David Servan Schreiber, dal testo "Anticancro" . un nuovo modo di vivere


E così abbiamo fatto il pane integrale...


Sapevo che la nostra vicina di casa che viene dall'Oregon,  fa il pane in casa e così una domenica mattina siamo saliti al famoso "quarto piano", quello che Marco definisce il piano di Alex (il suo amichetto) per apprendere l'arte...

Tra un tè verde ed una chiacchiera le mani lavorano, impastano, colpiscono, picchiettano, perchè - dice lei -, alla massa puoi far tutto e "ti perdona" ... 
Quanto possano aver dato giù duro Sara, Marco, Alex e Caterina ... i nostri bimbi e quanto si siano applicati nella fase dell'impasto, è facilmente immaginabile .

Momenti di gioia, momenti per noi stessi ... fermarsi a gustare, dopo la fatica, ciò che abbiamo creato.

E la mattina dopo, ho infornato il pane...
il profumo ha inondato la casa.

Il pane integrale
Fare il pane in casa è molto semplice. Tutto sta a superare lo scoglio del  "non ho tempo". 


Questo è tempo guadagnato, aiuta a migliorare il nostro stato psico - fisico...

La farina deve essere ovviamente integrale (vedi citazione da David Servan Schreiber); è necessario che provenga da agricoltura biologica poichè contiene tutte le varie parti del grano, anche il tegumento che è quello maggiormente interessato dai pesticidi, e quindi paradossalmente il suo uso potrebbe nuocere più che giovare.
FARINA INTEGRALE BIOLOGICA



Per insaporire il pane si possono mescolare anche due tipologie di farine (farina di grano tenero integrale e farina di kamut per esempio), aromatizzare con un cucchiaino di miele nell'impasto, con semi di sesamo sulla scorza, insomma ci si può sbizzarrire ...


La cosa fondamentale da capire è che si deve procedere con un serio tentativo di invertire la rotta che la nostra alimentazione quotidiana occidentale ha intrapreso.
Il nostro genoma non è stato strutturato per il tipo di alimentazione che oggi come oggi ci viene propinata ed alla quale "purtroppo" per una serie di motivi ci siamo abituati.


Provare a cambiare si può...cominciando ad abituare noi e i nostri bambini al cibo integrale biologico, per esempio.
In primis, resistendo all'agguato delle merendine trabordanti di grassi idrogenati.


Chiedete a Sara quanto mi detesta, magari scroccherà dai compagni a scuola (mega consumatori di cioccolate e patatine fritte), ma non sarà mai come averle a portata di mano ... non le avrà mai da me. RESISTETE, RESISTETE GENITORI, RESISTETE.
ATTENTI AI NONNI, FAREBBERO QUALSIASI COSA PER ACCATTIVARSI I NIPOTI!!!!

E poichè era avanzata la farina,  abbiamo fatto anche le orecchiette... 

Flashback alquanto inaspettato, mi sono ritornati in mente quegli antichi gesti che la nonna mi aveva insegnato quando avevo 8 anni...




http://www.unesco.it/cni/index.php/archivio-news/174-la-dieta-mediterranea-e-patrimonio-immateriale-dellumanita